SEPPUKU
Il SEPPUKU è chiamato anche volgarmente HARA-KIRI (ventre-taglio).
Esso era il modo più onorevole che il samurai aveva di togliersi la vita.
Ma perché i samurai lo facevano?
- Per seguire nell'Aldilà il proprio padrone;
- Per non farsi catturare dal nemico;
- Per far cambiare una decisione presa da un signore;
- Come sentenza emanata da un'autorità;
- Per colpe commesse contro un superiore.
I samurai praticavano una dottrina ZEN, perciò loro intendevano la vita e la morte sul medesimo piano: l'atteggiamento di un samurai doveva essere positivo in entrambi gli aspetti.
Per l'Hagakure, Bushido significa morte e il guerriero doveva pensarci continuamente, sia alla mattina quando al risveglio che la sera prima di addormentarsi, cosicchè la sua mente sia preparata. Sempre.
Quando le circostanze lo permettevano il seppuku veniva preceduto da un bagno purificatore e da un banchetto offerto agli amici dove il samurai dimostrava rilassatezza, serenità e autocontrollo.
Alcune volte si scrivevano persino brevi poesie e versi (haiku) che descrivevano lo stato d'animo e davano l'addio alla vita.
Seduto su un panno bianco (o su un cuscino) il samurai si squarcia il ventre (hara) con un movimento da sinistra verso destra e se ce la faceva risaliva verso l'alto (jumonji), per dimostrare la ferrea volontà di morire, l'arma utilizzata era la spada piccola, wakizashi, o il pugnale ko-ga-tana. Nella fase culminante del rituale, se il samurai non moriva e soffriva ancora dopo lo squarcio infertosi, un aiutante (kaishakunin), solitamente il migliore amico, posizionato alle sue spalle, gli tagliava la testa con un taglio netto di katana, per abbreviargli la sofferenza.
Il seppuku delle donne invece, era molto differente: si suicidavano recidendosi l'arteria carotidea (del collo) con un pugnale (kaiken).